Il grande tabù

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La scorsa settimana ero a un seminario milanese in cui si parlava di nuovi centri commerciali come se fossimo ancora negli anni 90. Guardavo il relatore, alto esponente di società di sviluppo e notavo una palpabile rigidità .

Poi ho capito, a livello inconscio, anche lui, sapeva che la MAPPA DEL COMMERCIO DELLE CITTÀ che stava descrivendo non serviva più, e forse, il suo lavoro, già gli suggeriva questa nuova mappa… una mappa “inquietante” per chi aveva costruito la propria identità su… altre rotte.

È un grande tabù, e come tale, per essere esorcizzato va, prima o poi detto apertamente: “il commercio, come lo abbiamo sempre inteso, non è più un valore universale”.

Siamo partiti dal commercio solo perché è stato il cardine dell’identità delle città moderne e post-moderne. E se è “in rivoluzione” questo… figuratevi il resto della città che su esso si organizzava.

Nei prossimi articoli, quindi, cominciando dal commercio, metteremo  a nudo, uno dopo l’altro, le nuove forme “scandalose” che nelle città stanno assumendo prima i luoghi del commercio, poi dell’abitare, poi a uno a uno di tutte le  nuove forme  del vivere che daranno il futuro del valore immobiliare.